Juventus, un’altra sconfitta: in Champions Sarri si gioca il futuro

L’ennesima sconfitta, la settima in campionato nonché la terza nelle ultime quattro partite, sporca la festa Scudetto della Juventus e si traduce in fragoroso allarme in vista del ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Il primo trionfo della Roma all’Allianz Stadium, pur se inutile ai fini della classifica, non ha fatto che gettare benzina sul fuoco delle preoccupazioni dei tifosi bianconeri, già spazientiti per la tardiva conquista del nono tricolore consecutivo. E più di uno vorrebbe veder rotolare la testa di Maurizio Sarri, reo di non essere riuscito, secondo alcuni, a dare un’identità alla squadra. Il suo destino potrebbe essere segnato proprio dal crocevia di Lione: se la Vecchia Signora non riuscisse a superare quell’ostacolo, e venisse quindi eliminata anzitempo dalla competizione, lo scalpo dell’ex allenatore di Chelsea e Napoli potrebbe cadere davvero.

 

Sarri JuventusUna serata che si era aperta anche bene per la Juventus, con quello che forse sarà l’ultimo squillo di Gonzalo Higuain con la casacca bianconera. Un’illusione fugace, ribaltata, come spesso già accaduto nel corso di questa stagione, in neanche un tempo di gioco: Kalinic regala ai giallorossi il meritato pareggio, mentre Perotti su calcio di rigore firma il sorpasso. Sarri regala l’esordio assoluto a molti giovani, mentre la Roma, pur se a ritmi molto blandi, mette in ghiaccio la vittoria con un altro gol del centrocampista argentino. La statistica delle reti subite dalla Juventus è deprimente: 43, cosa praticamente mai vista nei due lustri in cui il mondo bianconero ha dominato il calcio italiano. Segno che il ciclo vincente aperto da Antonio Conte nel 2012 si sia forse esaurito davvero, proprio nella serata in cui l’ex allenatore della Juve conquista il secondo posto battendo l’Atalanta nello scontro diretto. Sono 82 i punti dell’ Inter, solo uno in meno rispetto ai campioni d’Italia: non si può dire che gli scontri diretti non abbiano avuto il loro peso. Allegriano anche in questo, Sarri: come disse Max, basta che il cavallo vincente metta il muso davanti. Si può dire che l’allievo abbia raggiunto il maestro. Ma in Champions potrebbe non bastare.

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