Balotelli, l’ennesimo flop: anche Brescia ripudia Super-Mario

Arrivato in pompa magna durante la scorsa estate per riprendere in mano la propria carriera, e per ritentare la scalata alla casacca della Nazionale proprio nella stagione in cui si sarebbe dovuto tenere Euro 2020, Mario Balotelli al Brescia ha collezionato l’ennesimo fallimento, forse quello definitivo. Una carriera caratterizzata più da ombre che da luci, quella dell’attaccante che, a neanche vent’anni, conquistò la Champions League con i colori dell’ Inter. Pareva l’inizio di un’ascesa poderosa, che avrebbe potuto proiettare Balotelli ai vertici più alti del calcio internazionale. Il talento, d’altronde, c’era: il problema era tutto nella testa.

 

Mario BalotelliE si può dire che, sfortunatamente, negli anni successivi Balotelli abbia fatto di tutto per soffocare la propria naturale predisposizione, con un picco al contrario scavato nel 2014. Cesare Prandelli, che nel biennio precedente aveva raggiunto ottimi risultati alla guida della Nazionale (un argento a Euro 2012 e un bronzo nella Confederations Cup 2013), gli aveva costruito attorno una squadra intera in vista del torneo iridato. In Brasile, però, a parte il gol-vittoria (inutile, ai fini del passaggio del turno) contro l’Inghilterra, ci si ricorderà di Balotelli più per i suoi gossip con l’ex fidanzata Fanny, che per le sue – deludenti ai limiti dell’irriverenza, o dell’irrilevanza se preferite – prestazioni in campo.

 

Da lì in poi, una continua girandola di delusioni e di mancate promesse: il Manchester City, il Milan, il Liverpool. Passando per l’apparente rinascita in terra transalpina, al Nizza prima e al Marsiglia poi, con Super-Mario che, con 51 gol in 3 stagioni, sembra rinato. Tutte fugaci illusioni, per l’appunto. Perché anche qui non mancano polemiche e idilli infranti. Come quello mai raggiunto con Patrick Vieira, già ex compagno ai tempi di Inter e City e poi allenatore al Nizza. Svincolato, il “suo” Brescia lo aveva accolto giusto pochi mesi fa come la parabola del figliol prodigo, per poi essere nuovamente “tradito”. Ovvero, l’ultima utopia di una carriera lastricata di fallimenti, e che adesso, forse, è davvero giunta a un vicolo cieco.

Add Comment