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08/05/2012

Una storia senza fine


di Sior Costantino Reyer

Buongiorno carissimi,
dalle 19 di domenica scorsa non riesco più a dormire. Ma non importa, tanto il mio riposo è eterno e spero di rifarmi quando sarà il momento di non tenere più l’occhio desto come adesso.
Mi presento, perché so che nessuno di voi mi ha mai visto di persona, né io ho mai avuto l‘occasione di stringervi la mano
Mi chiamo Costantino, sono nato a Trieste nel 1840, quando Trieste era austroungarica.
Sì, confesso, sono un mulo di Trieste.
Non mettevi a ridere, perché a Trieste il termine “mulo” non ha lo stesso significato che ci date voi di “asino”.
Ma se volete pensare che io sia testardo come un mulo…avete ragione.
Pensate che la polizia austriaca si era messa in testa che io fossi un irredentista, e che tramassi contro la mia madrepatria e i miei concittadini, per il fatto che andavo matto per quello che so voi chiamate “sport”.
A parte il fatto che non ho ben chiaro quale fosse stata, allora, la mia madrepatria (Italia o Austria?) vi preciso che, vedendo come viene trattato ora lo sport, posso ritenere di essere stato un “ultrà” ante litteram. Insomma, io andavo matto per la mia ginnastica, vedevo in essa un riscatto democratico per la gente qualunque abituata ad una vita piena di oppressioni, un riscatto per il corpo, un riscatto per l’anima, una strada per educare i giovani al rispetto degli altri e delle regole, ad apprezzare il valore delle regole se esse sono corrette, oneste e ci evitano i pericoli, un modo per socializzare e gioire dei buoni rapporti con la gente. Anche un modo per festeggiare un primato e condividere con altri come me le soddisfazioni.
Ho faticato tanto per questo mio essere “ultrà”. Non venivo capito a casa mia. Ho dovuto scrivere tanto inventandomi perfino dei giornali gestiti assieme al mio amico veneziano Gallo (un tizio “mulo“ come me e che ha avuto anche l‘impensabile idea di intitolarmi, nel 1872, pensate, una polisportiva), riempire forum, blog, cinguettare con twitter, socializzare con facebook.
Striscioni, lo confesso, non ne ho scritti mai, perché troppe volte sono equivocabili.
Sono stato anche molto attento quando faceva buio (o le mie idee erano nebulose) e dovevo accendere le candele per schiarire le esibizioni dei ginnasti che facevo gareggiare , perché è facilissimo che si sviluppi il fuoco, e soprattutto se c’è tanta gente intorno le conseguenze potrebbero essere letali.
Sarò anche mulo,ma ho anche avuto tante, tantissime soddisfazioni, forse le cose più belle della mia vita, nel vedere i miei atleti primeggiare, gli amministratori pubblici, a Venezia, venirsi a consultare con me sul come procedere nel mio campo e poi ad offrirmi luoghi molto ma molto più grandi e importanti di come non osassi pensare per fare svolgere attività ai giovani.
Con me ci sono stati istruttori bravissimi, alcuni sono rimasti, altri sono andati altrove, altri ancora ritornati. Ma ogni volta che si sono rivisti, la gente li ha sempre festeggiati, gli uni e gli altri, con lo stesso trasporto ed intensità.
Vi giuro, tutto quello che sto dicendo è vero, verissimo. E’ scritto anche nei libri.
Ho conosciuto tantissima gente che mi ha voluto bene, che mi ha rispettato, che mi ha apprezzato, che ha compreso il mio modo sanguigno, ma sempre schietto e sincero, di dire e di fare le cose.
Qualche volta, lo confesso, ho trovato difficoltà, amarezze, turbolenze, qualcuno che non apprezzava il mio carattere.
Io, che vi sto osservando dall’alto, nipotini miei, vi vedo molto in difficoltà in questo momento e mi dispiace moltissimo. Io, nella polisportiva di cui vi ho accennato prima, ho vissuto nella gioia e nell’orgoglio della sua esistenza, ogni qualsiasi altra cosa non ha mai avuto, né potrà mai avere albergo.
Vi prego, vi scongiuro. Non perché io sia vanitoso o egocentrico, tanto io non faccio più parte del vostro mondo, fate continuare questa mia straordinaria storia che spero non abbia mai fine, lo dico anche e soprattutto per voi.
Aiutate me, che vi voglio tanto bene, quanto so ne volete voi a me, e aiutate la mia e la vostra straordinaria storia.
Non fatemi arrossire (sono già granata), ma un altro funerale potrebbe infastidire qualcuno molto in alto, anche perché dovrebbe trovarmi un altro posto, dove? A Villorba, a Ferrara?
Meglio al Quadrante della Misericordia.
Vi abbraccio e vi sussurro, sommessamente,Reyer sono solo io

Vostro, devotissimo
Sior Costantino Reyer