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10/12/2010
Guarda chi c'è! Veneziani quasi Famosi.
di Franco Bacciolo
Nessun tackle scivolato duro.
Ma qualche elegante sgomitata col sorriso sulle labbra c’è pure stata allo Spazio Eventi della Mondadori nell’ex cinema San Marco.
E non poteva essere diversamente dato il gran numero dei presenti (250 persone) alla presentazione del libro “Veneziani (quasi) famosi”. Persone che, prima della cerimonia/performance, hanno avuto l’opportunità di ammirare cinquecento ritratti fotografici catturati, molto spesso, in atteggiamenti casuali, da Alessandro Rizzardini che, oltre ad essere quel valente fotografo che si conosce, è anche il presidente della nostra Associazione Ve.Sport.
Si diceva della curiosità degli intervenuti nel cercare, se mai ci fosse stato, il proprio volto tra la moltitudine dei bianchi e neri appesi, appiccicatissimi tra loro, a tre pareti della sala eventi. E con il proprio, eventuale, volto anche quello conosciuto, misconosciuto o fraterno di altri personaggi, spesso solo tra parentesi quadra famosi, ma altrettanto spesso tessuto connettivo fondamentale di una cittadinanza silenziosa ma “aristocratica” come la intende Tiziano Scarpa nella sua originalissima introduzione al libro.
E poi la spiegazione classica dei perché del volume, del come, di chi, del quando fatta dai tre autori: Alberto Fiorin, Sebastiano Giorgi e Alessandro Rizzardini, assieme a Giovanni Pelizzato, deus ex machina della Mondadori e della Libreria de la Toleta. Presentazione a cui ha fatto seguito una coinvolgente performance di artisti delle più disparate eleganti esperienze, dal canto veneziano ancestrale di Lucio Bisutto, alla recita di Cesare Colonnese, alla lirica giapponese-veneziana di Mizuzu Ozawa, alla poesia “a gettone” di Giampaolo Simonetti, alla cantastoria di Massimo Busetto, al rock poetico di Marco Bassi, all’autoironia di Principe Maurice, alle melodie e alle liriche di Claudio Romano, fino alla chitarra gitana di Tony Green.
Poi, tutti sopra al libro a sfogliare avidamente le pagine per scoprire se stessi e gli altri “colleghi di fama”, per cercare di capire perché si è considerati (quasi) famosi, oppure si è famosi e basta, oppure non si è né l’uno, né l’altro e, per esserlo, per chi ambisce, occorre tessere ancora tanta tela e attendere la prossima iniziativa editoriale. Ma queste risposte il libro, volutamente, non le offre e le stesse didascalie, brevi e calzanti, si abbeverano di tanta goliardica ironia che assomiglia ad uno stringato sussurro confidenziale tra gli autori e i soggetti con cui è, comunque, trasparente l’amicizia.
Insomma, un giro tra le trame della città che è viva, pulsante e produce pensiero privilegiato, a dirla tutta con Tiziano Scarpa, e di cui la fotografia rappresenta il vero intreccio connettivo che non può essere smentito. Mai.
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